Come il Tè influisce sull’assorbimento del Ferro
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Quando beviamo Tè non solo per il piacere del suo aroma, ma anche pensando alle sue proprietà salutari, quello che io definisco bere consapevolmente, non possiamo non tener conto del contenuto in minerali che accompagna ogni nostra tazza di Tè.

Diciamo subito che tutti i vari nutrienti vengono classificati, in base a quello che è il fabbisogno giornaliero di ognuno di loro, in Macronutrienti e Micronutrienti. I primi sono quelli per i quali il fabbisogno giornaliero è maggiore di 100 mg, mentre i Micronutrienti sono richiesti a dosi inferiori a 100mg.

Il Tè è una fonte importante di minerali, anche se non sempre arriva a coprire il loro fabbisogno giornaliero. Questo è importante quindi non solo per chi ha una carenza nutrizionale o per chi ha comunque un aumentato fabbisogno, come ad esempio chi pratica attività sportiva o chi sta attraversando un momento critico, ma in generale per tutti. Sappiamo infatti che molti di questi elementi sono degli importanti cofattori enzimatici, ovvero elementi la cui presenza è fondamentale affinché gli enzimi, proteine che rendono possibili tutte le varie funzioni biologiche all’interno dell’organismo, possano svolgere la loro azione catalitica.

I minerali presenti nel Tè sono vari, ma principalmente, quelli più rappresentati sono Magnesio (Mg), Potassio (K), Calcio (Ca), Manganese (Mn), Cromo (Cr), Rame (Cu), Zinco (Zn), Ferro (Fe), ma anche, purtroppo Alluminio (Al) e Nickel (Ni), due minerali un pò borderline, il primo perché associato a degenerazione delle cellule cerebrali, il secondo perché particolarmente sensibilizzante. Vedremo però che il quantitativo di Ni è in genere molto basso, mentre l’Al ha una biodisponibilità quasi ininfluente.

Come possiamo immaginare, il discorso sul quantitativo di minerali che assumiamo con la nostra tazza di Tè è molto complesso, in quanto è legato non solo a diverse caratteristiche intrinseche al Tè stesso, ma anche a delle caratteristiche individuali, principalmente all’integrità della mucosa del tratto gastrointestinale, a livello della quale tali elementi vengono assorbiti quindi resi fruibili e, cosa non meno importante, all’integrità del microbiota intestinale, una variabile che non è quasi mai presa in considerazione e che invece, a mio avviso, è importantissima.

Partiamo subito dalle caratteristiche del Tè:

Innanzitutto, come già possiamo immaginare, non tutti i Tè hanno la stessa concentrazione di minerali, e questo non è legato solo alla loro lavorazione, ovvero al fatto che si tratti di un Tè bianco, giallo, verde, wulong, rosso o nero, ma anche a tutta una serie di parametri che possiamo ricondurre al loro livello qualitativo. Diciamo subito che la presenza dei vari minerali nelle foglie di Tè è legata al fatto che la Camellia cresce molto bene in terreni acidi, nei quali il quantitativo di minerali resi biodisponibili all’assorbimento è maggiore, ma molto dipende anche dai fertilizzanti utilizzati, che possono essere arricchiti con uno o più elementi che ne aumenteranno la biodisponibilità per la pianta. Oltre alle caratteristiche del terreno, dobbiamo anche considerare quelle della foglia del Tè: in genere le foglie più giovani (gemme e prime due foglie) sono più ricche di minerali “buoni”, man mano che la foglie matura diminuisce il contenuto in minerali buoni ed aumenta però quello in Alluminio che è maggiore dalla 4 foglia in poi.

Poi ci sono altri parametri quali l’acqua che viene utilizzata per la preparazione del Tè, il bollitore usato, che può cedere metalli importanti (ricordiamo ad esempio che gli antichi giapponesi usavano una tetsubin, la teiera in ghisa non smaltata all’interno, proprio per la sua caratteristica di cedere all’acqua minerali importanti per la salute) e dipende anche dal tempo di infusione e dal numero di infusioni sulle stesse foglie (la prima infusione è quella più ricca). Recentemente è stato pubblicato un lavoro interessantissimo, nel quale vengono analizzati i contenuti in micro e macronutrienti del Tè in un numero abbastanza elevato di Tè. I dati sono abbastanza confortanti.

Analizziamo quelli più utili:

Magnesio: ricordiamo che la RDA (Dose giornaliera raccomandata) per il Mg è normalmente di 310-420 mg, quindi abbiamo a che fare con un macronutriente. I Tè che sembrano più ricchi di Mg sono i Tè verdi, con un quantitativo pari a 18,9 mg/l come valore medio calcolato su 16 Tè analizzati. Il Tè verde è seguito dal giallo con 17,5 Tè rosso o nero ossidato con 16,6 mg/l, Tè bianco con 11,3 ed infine Pu’Er e wulong con, rispettivamente 10 e 5 mg/l.

Ovviamente ricordiamoci sempre che più alto è il livello qualitativo del Tè di partenza e maggiore sarà il contenuto in Mg.

Potassio: anche lui è un Macronutriente con una RDA di 3500 mg, quindi decisamente più alta di quella del Mg. Il primato lo ha stavolta il Tè nero ossidato con 304 mg/l seguito dal giallo con 299 mg/l, verde con 294 mg/l, bianco 275 mg/l, Pu’Er con 254 ed infine wulong con quasi la metà, ovvero 168 mg/l.

A prima vista sembrano dei dosaggi molto bassi, ma, da farmacista, vi voglio ricordare che un classico integratore salino in commercio presenta, alla dose massima assumibile giornalmente, circa 300 mg di K e 100-150 mg di Mg. Questo significa che l’integrazione di K che si ha con 3-4 tazze di Tè è comunque abbastanza buona!

Livelli bassissimi invece per il contenuto di Calcio, un altro macronutriente con RDA pari a circa 1000/1200 mg, la cui massima concentrazione si ha nel Tè wulong stavolta, ma che comunque è pari a 4,33 mg/l e la minima si ha nel bianco con 0,79!

Quantitativi minimi si hanno anche per lo Zinco, un elemento che, ricordiamolo, è comunque importantissimo per il Sistema Immunitario, Na, Cu e Fe. Per quanto riguarda il Ferro il discorso è molto ampio e ti invito a leggere questo altro articolo in cui parlo del ruolo del Tè nell’assorbimento del Ferro.

Discorso diverso per il Manganese, un elemento che sembra banale e che invece è molto importante in quanto cofattore enzimatico importantissimo e senza di lui non potrebbero svolgersi numerose funzioni metaboliche. La RDA del Manganese è di 1,8-2,3mg e un litro di Tè verde ne contiene addirittura 5,12 mg. La dose più bassa di Manganese si assume col Tè Pu’Er che, comunque è pari alla RDA.

Per quanto riguarda il Nickel, un elemento comunque presente nel Tè, anche se in concentrazioni basse, per cui dovrebbero fare attenzione tutti i soggetti ipersensibili a questo minerale, merita un discorso a parte che tratterò in un prossimo articolo.

Una piccola parentesi sul discorso Alluminio. Abbiamo visto prima che questo metallo è presente nel Tè e soprattutto nei Tè un po’ meno pregiati, quelli che sono prodotti a partire dalla quinta o sesta foglia. Questo elemento è stato associato, ormai lo sappiamo un po’ tutti, al processo degenerativo delle cellule cerebrali e quindi la sua presenza nel Tè preoccuperebbe. Diciamo però subito che, come dimostrato da vari studi, tra i quali ad esempio Pennington et al nel 1989, non tutto l’Alluminio presente nel cibo è assorbito a livello intestinale e la piccola parte assorbita è presto eliminata attraverso i reni. Inoltre l’acidità del succo gastrico ne riduce la biodisponibilità Dobbiamo quindi differenziare tra “intake” o somministrazione e “uptake” o assorbimento. Nel caso del Tè c’è una grossa differenza tra questi due dati per ciò che riguarda l’Alluminio. Anche Priest e colleghi nel 1996 hanno dimostrato che l’uptake di Al è molto basso, circa lo 0,1% da una soluzione acquosa. Quindi diciamo che per quanto riguarda l’Al la sua biodisponibilità è quasi pari a zero in soggetti che non presentano alterazione dell’assorbimento intestinale e hanno una buona funzionalità renale.

Per concludere voglio dedicare una particolare attenzione proprio all’importanza dell’integrità della mucosa gastro intestinale e del Microbiota, in quanto da essi dipende l’assorbimento di tutti i nutrienti del cibo. Io personalmente consiglio dei cicli non solo di una buona formulazione di Probiotici (e qui consiglio soprattutto il Microflor 32 da assumere 1 o 2 capsule al giorno dopo i pasti per almeno 1-2 mesi) e l’alga Klamath (nello specifico io consiglio il Blue Tonic ). Ricordiamo infatti che la Klamath, oltre a migliorare l’umore, prolungando l’azione in circolo della Dopamina, l’ormone della felicità, a stabilizzare il picco di insulina e oltre alla sua azione antinfiammatoria, ha dimostrato di essere molto attiva sulla ristrutturazione della mucosa intestinale. Questo dato è supportato dal test Lattosio/Mannitolo cui vengono sottoposti i pazienti per valutare l’integrità dell’assorbimento sia intra che intercellulare della mucosa intestinale. Un buon ciclo di Klamat 1 o 2 volte all’anno ci garantisce un corretto assorbimento di tutti i nutrienti che ingeriamo, evitando che vengano direttamente eliminati anziché assorbiti.

Beviamo consapevolmente!

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